La storia dei Khmer rossi: un'ascesa millimetrica (Parte 2)

La storia dei Khmer rossi: un'ascesa millimetrica (Parte 2)

La storia dei Khmer rossi: un'ascesa millimetrica (Parte 2)

A partire dal 1964, due anni dopo aver preso il controllo del Partito comunista cambogiano allora chiamato Partito operaio della Kampuchea, Saloth Sâr e i suoi collaboratori, molti ex del Circolo marxista p

A partire dal 1964, due anni dopo aver preso il controllo del Partito comunista cambogiano allora chiamato Partito operaio della Kampuchea, Saloth Sâr e i suoi collaboratori, molti ex del Circolo marxista parigino, sanno bene quanto sia debole il peso politico del partito, a causa soprattutto della sua clandestinità e della sua illegittimità in Cambodge. I quadri decidono dunque dapprima di esiliарsi nelle campagne, poi di rivolgersi verso alleati internazionali di rilievo.

Sul territorio, propagando allo stesso tempo un'idea rivoluzionaria, identitaria e anticapitalista forte, i Khmer rossi impareranno a gestire la popolazione. Ciò passa in particolare attraverso un indurimento degli aspetti securitari e repressivi che saranno le pietre angolari del loro governo futuro.

Uno sviluppo sommerso

Se dal 1963 i leader dei Khmer rossi hanno raggiunto, durante il loro esilio rurale, i baluardi del paese contestati dai vietnamiti, la loro volontà è stata ben quella di staccarsi da questo controllo, con Saloth Sâr considerandoli come, a lungo termine, filo-Sihanouk. Durante questo periodo, il segretario generale del partito, accompagnato dal comitato direttivo, si riuniscono per determinare una linea di condotta che approvi "tutte le forme di lotta" contro il governo del capo di Stato cambogiano. E dopo essersi stabilito ad Hanoi tra aprile 1965 e febbraio 1966, il futuro Pol Pot, sentendo i vietnamiti dubbiosi riguardo all'impegnarsi completamente a suo favore, decide di avvicinarsi alla Cina maoista che considera più vicina alle sue convinzioni, e ribattezza allora segretamente il Partito operaio della Kampuchea in Partito comunista della Kampuchea (PCK). Il deterioramento della loro stima per i vietnamiti e il cambio di denominazione devono rimanere interni ai membri del partito. Solo il Centro, il nucleo dirigente dei Khmer rossi, ne è informato. Molti cambogiani sanno dell'esistenza di una corrente comunista nel paese, ma coloro che conoscono la sua struttura e il suo organigramma esatto si contano sulle dita di una mano.

Un evento amplifierà inoltre questa postura arcana e confermerà il fatto che si tratta di una vera strategia. Norodom Sihanouk, ponendosi molte domande sul suo governo che aveva, all'inizio del decennio, aperto alla mixité, minaccia i suoi ministri di sinistra, Khieu Samphân, Hou Yuon e Hu Nim, di convocazioni davanti ai tribunali militari. Il trio fugge nel 1967 dalla capitale e raggiunge alcune basi del PCK, nelle Cardamome in particolare. Diversi media presumono allora che siano stati uccisi dagli uomini di Sihanouk e un sentimento di ingiustizia nasce nella mente di molti giovani attivisti che organizzano manifestazioni, a Kampong Cham e Kandal, per rendere omaggio a questi "martiri". Il PCK ne approfitta allora per comunicare per la prima volta la loro appartenenza al partito e li presenta come "i tre fantasmi", i nuovi leader del movimento. Ciò per conferirgli una certa legittimità. Ma il vero potere poggia bene nelle mani di Saloth Sâr, Nuon Chea e Son Sen. In questo periodo promuovono, solo all'interno del PCK, il termine Angkar, l'organizzazione.

Alleati di convenienza

A partire da questo momento, è, nella mente di Saloth Sâr, tempo di passare all'azione sul territorio. Le prime insurrezioni dei Khmer rossi cominciano nel gennaio 1968, raggiunte gradualmente da circa 10.000 villani cambogiani. Da Kampot ad Anlong Veng, dal sud-ovest al nord, numerose guerriglie scoppiano e coloro che fino allora erano chiamati Khmer rossi diventano gli insorti. Il nucleo duro deve tuttavia allargarsi per investire più zone sul territorio, e alla fine dell'anno gli insorti sono censiti in 12 delle 19 province del paese. Ta Mok e So Phim sono assegnati rispettivamente nelle zone sud-ovest e est. I due capi militari devono affrontare la politica della terra bruciata orchestrata da Lon Nol il nuovo Primo ministro di Norodom Sihanouk. Queste distruzioni di risorse e di punti strategici isolano totalmente, tra l'altro, queste due regioni contestate dai Khmer rossi che devono aspettare lunghe settimane o addirittura mesi prima di vedere arrivare il minimo rifornimento. La mancanza di mezzi è dilagante sul territorio, ma dietro le quinte la casta di grado più elevato del partito orchestra il suo piano al millimetro.

Lon Nol, simpatizzante degli Stati Uniti, destituisce Norodom Sihanouk dal suo ruolo di capo di Stato della Cambodge il 18 marzo 1970. Quest'ultimo, deciso a riprendere il suo posto, si reca a Pechino e vi incontra Phạm Văn Đồng, il Primo ministro del Vietnam del Nord comunista che gli chiede di allearsi ai Khmer rossi di Saloth Sâr. Questa richiesta è primordiale e racconta l'importanza che ha assunto il Partito comunista della Kampuchea in piena guerra del Vietnam. I suoi leader, impregnati di un forte sentimento identitario nazionalista, vogliono sempre allontanarsi gradualmente dal Vietnam comunista. Ma il rapporto è vantaggioso per entrambi. Le loro insurrezioni procedono lentamente e i mezzi mancano in alcune province isolate. I vietnamiti possono fornire loro le risorse, le armi e le munizioni necessarie. In cambio i Khmer rossi devono assicurare loro l'accesso al Sentiero di Hô Chi Minh nel nord-est della Cambodge. Questa strada, che passa anche per il Laos, ha permesso ai Nord vietnamiti di rifornire i combattenti che conducevano guerriglie nel sud del paese, zona controllata dagli americani.

Poche ore dopo, il 23 marzo, Sihanouk annuncia, a Pechino, la creazione di un governo in esilio, il Governo reale di unione nazionale della Kampuchea (GRUNK). Ufficializzato il 5 maggio dello stesso anno, e riconosciuto dalla Cina, Cuba, dal Vietnam del Nord e dalla Corea del Nord tra gli altri, comprenderà fino al 1975, e nel corso dei rimpasti, una schiera di ministri dei Khmer rossi. Nel medesimo tempo, il 23 marzo, Sihanouk lancia, per mezzo di un discorso, a tutti i cambogiani l'appello di prendere le armi e condurre guerriglie contro il regime di Lon Nol. Il discorso è stato precedentemente riletto e leggermente modificato dal Primo ministro cinese Zhou Enlai, maoista, e da un certo Saloth Sâr, presente ugualmente a Pechino ma nascosto agli occhi di Sihanouk che lo teme. Quest'ultimo riceverà semplicemente una lettera da parte sua che esprime il suo sostegno, ma firmata da Khieu Samphân, Hou Yuon e Hu Nim, i suoi tre ex ministri e leader ufficiali del PCK.

I Khmer rossi, che continueranno ad organizzarsi nell'ombra, assumono allora un'importanza capitale nel panorama geopolitico del sud-est asiatico. I sostegni e gli apporti finanziari sempre più consistenti provenienti dalla Cina permettono loro di essere più diretti e rigorosi nei loro rapporti con il Vietnam del Nord, che prima del 1972 li sosterrà totalmente. Quest'ultimi forniranno, oltre alle risorse già allocate, formazioni militari ai simpatizzanti insorti nelle campagne ma combatteranno anche, sotto l'egida del PCK, per sostenerli nella loro ricerca di dominazione territoriale. Nel 1972, un terzo della popolazione cambogiana, ossia 2 milioni di abitanti, vive sotto il controllo dei Khmer rossi.

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